Se c'è un mestiere che racconta l'anima artigiana della pedemontana, è quello del ceramista. Tra Bassano del Grappa e la vicina Nove, sulle rive del Brenta, la lavorazione dell'argilla è una tradizione che attraversa i secoli: dalle botteghe del Seicento alle grandi manifatture del Settecento, fino ai laboratori di oggi. Nove si fregia ancora del titolo di "Città della Ceramica", e due musei custodiscono questa storia con collezioni di grande valore.
Bassano e le botteghe dei Manardi
A Bassano la produzione di maiolica ha radici antiche. Tra Seicento e Settecento fu la bottega della famiglia Manardi a dare fama alla città, con piatti, vasi e oggetti d'uso decorati che circolavano nei territori della Repubblica di Venezia. La vicinanza del Brenta, via d'acqua per il trasporto di legna e materie prime, e la disponibilità di argille nelle colline vicine resero la zona ideale per questo artigianato.
Nove, la "Città della Ceramica"
Il nome stesso di Nove viene da terrae novae, le terre nuove strappate all'incolto. Già nel Medioevo il paese sfruttava la forza dell'acqua del Brenta per mulini e lavorazioni, e furono proprio le rogge e i mulini a rendere possibile la macinazione degli impasti ceramici. Nel Settecento la famiglia Antonibon ottenne dalla Serenissima privilegi ed esenzioni per produrre maioliche di qualità, dando vita a una manifattura che divenne tra le più importanti d'Italia. Intorno alla metà del secolo si avviò anche la produzione di porcellana, e nei decenni successivi quella di terraglia.
Attorno agli Antonibon nacquero altre botteghe, e Nove si specializzò in decori riconoscibili: tralci, fiori e scene campestri dipinte con colori vivaci, come quelle del piatto settecentesco che vedete in apertura. La manifattura storica è tuttora attiva, gestita dal 1907 dalla famiglia Barettoni, mentre il Liceo Artistico "G. De Fabris" continua a formare nuove generazioni di ceramisti.
Il Museo Civico della Ceramica di Nove
Il museo ha sede in Palazzo De Fabris, edificio ottocentesco nato per volontà testamentaria dello scultore Giuseppe De Fabris (1790-1860), figlio di un direttore della manifattura Antonibon e figura più celebre del paese. Il palazzo ospitò a lungo la scuola d'arte e nel 1995 divenne la sede del museo, frutto anche delle donazioni dei cittadini raccolte a partire dalla metà del Novecento.
- Tre piani, tre secoli: il percorso è cronologico, con il Settecento all'ultimo piano, l'Ottocento al piano intermedio e il Novecento fino al contemporaneo.
- Il Salone Internazionale: una sezione raccoglie le opere premiate ai concorsi del Salone Internazionale della Ceramica, che si tennero tra il 1949 e il 1975.
- Le specchiere: nella sezione ottocentesca spiccano grandi specchiere in ceramica delle manifatture Antonibon e Viero.
Palazzo Sturm a Bassano
A Bassano la storia della ceramica si visita a Palazzo Sturm, elegante residenza settecentesca affacciata sul Brenta, sede del Museo della Ceramica "Giuseppe Roi" dal 1992. Circa 1.200 pezzi tra maioliche, porcellane e terraglie sono esposti in ordine cronologico: dai frammenti medievali alle maioliche dei Manardi, fino alla ricca produzione Antonibon, riconoscibile anche per il caratteristico decoro detto "tacchiolo". Nel 2010 la collezione si è arricchita grazie al lascito del collezionista vicentino Giuseppe Roi, a cui il museo è intitolato.
La festa di settembre: Portoni Aperti
Il momento migliore per scoprire la ceramica di Nove è la Festa della Ceramica e Portoni Aperti, che si tiene ogni anno a settembre. In quei giorni manifatture storiche e laboratori artigiani aprono le loro porte: si possono osservare la lavorazione dell'argilla e le cotture, visitare mostre, seguire dimostrazioni e laboratori anche per bambini. Per date e programma fate riferimento ai canali ufficiali della festa e del Comune di Nove.
Da Ezzelino Appartamento, a Romano d'Ezzelino, Nove e Palazzo Sturm si raggiungono facilmente in auto: un itinerario ideale per una mattinata tra arte e artigianato, da concludere passeggiando nel centro di Bassano.
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